scorre lento senza centro nè principio
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La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per
essere calpestata, né dalla testa per essere superiore.
Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta,
e accanto al cuore per essere amata"
William Shakespeare
"Lo so che ti suona smielato, ma l'amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico: buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo? Beh, dimentica il cervello e ascolta il cuore. Io non sento il tuo cuore. Perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente beh, equivale a non vivere. Ma devi tentare, perché se non hai tentato, non hai mai vissuto."
"Così è questo l'amore …”
"Moltiplicalo all'infinito, portalo negli abissi dell'eternità e vedrai appena uno spiraglio di ciò che parlo."
(citato da 'Vi presento Joe Black', film diretto da Martin Brest)
Ricordo che andando a Milano c'era questa luna piena che troneggiava sulla strada: ho pensato alla luna piena di Kantu ne 'La profezia della curandera', ho pensato agli insegnamenti di Mama Maru... e quando poco dopo l'ho vista che stava lì tra i tetti di Milano a guradare me e M. mentre scendevamo su corso Lodi, l'ho fissata intensamente e ho espresso il mio desiderio: non so se sia stato questo muto patto con l'astro argenteo oppure è stato il destino o non so cos'altro... ma quella notte la mia vita è cambiata... è cambiata perchè finalmente ho incontrato un uomo che sapeva cosa voleva... e voleva me!!! e non per una notte, una settimana, o finchè non trovava di meglio: quella stessa notte, mentre ce ne stavamo abbracciati davanti a un portone di piazzale Lodi, lui ha detto 'tu sei la mia ragazza'... lì per lì mi è sembrata un'espressione affrettata, quasi adolescenziale... ma poi ne ho realizzato la portata: non ero più 'l'amica speciale', non ero più 'l'amante' (xchè è questo che sono stata con F. anche se ho faticato ad ammetterlo: fin dall'inizio, anche quando c'ero solo io!!!)... non c'era nessun 'ti voglio bene ma non ti amo', nessun 'amo la tua anima ma non il tuo corpo', nessun 'sei la cosa migliore che mi sia capitata, ma....'
No! M. mi ha voluta dal primo momento, così come io ho voluto lui: niente squilibri, niente giochi a nascondino, niente prese in giro, niente parole vuote di significati reali e concreti.
Il nostro amore è stato subito reale e concreto, ben ancorato alla quotidianità, senza però perdere in dolcezza, passionalità e romanticismo... troppo perfetto??? forse, ma me lo merito... eccheccaxxo!!! e se lo merita anche lui!!!!
Forse se non avessimo percorso le strade che abbiamo percorso, e che tanto ci hanno segnato, non ci saremmo capiti così bene...
forse... forse... è finito il tempo dei forse, dei se e dei ma!!!
Adesso è il tempo dei fatti, delle parole che non stanno campate per aria ma si ancorano alla terra... è il tempo delle decisioni, dei progetti di vita insieme che vanno oltre il week end (e in passato a volte pure quello era un problema!!!).
Siamo due persone consapevoli che nella vita bisogna guadagnarsi pure, o soprattutto, la felicità: niente arriva dal cielo, o meglio, dal cielo (o da dove volete voi) arrivano le occasioni, poi sta a noi preparare il terreno per farle fiorire... la metafora del giardiniere di qualche tempo fa è perfetta: ci vengono regalati i semi, ma noi dobbiamo saperli far fiorire, dobbiamo riconoscere i semi buoni da quelli cattivi, proteggerli dagli attacchi degli insetti nocivi e se il gelo brucia tutto, bisogna ricominciare da capo... ma soprattutto se muoino tutti i semi non pensiamo solo che i semi siano marci, ma chiediamoci se a farli morire non sia il terreno che abbiamo preparato e proviamo a capire dove sbagliamo...
Questo momento di serenità io me lo sono sudato, non sono una ragazzina che sogna il principe azzurro: sono una donna che ha imparato dai propri errori, che non è certo perfetta e che non ha certo risolto tutte le proprie ombre, ma che ha capito ciò che davvero conta in un rapporto: il sentimento e l'impegno... il sentimento è l'amore, nel suo reale significato, senza ma e senza se, senza fraintendimenti, senza ripensamenti, senza paure, senza ossessioni, senza condizioni... è l'amore che ti dà la buonanotte, che ti dà il buongiorno, che ti stringe tra le braccia con passione e tenerezza e ti fa sentire a casa... l'impegno è quello necessario a costruire un rapporto solido, stabile, che non si ripieghi su se stesso e si adagi sugli allori... l'impegno è nella volontà di condividere la quotidianità, di superare insieme le difficoltà, di creare uno spazio per due dove prima c'era solo quello per uno.
Adesso ho un uomo accanto che non ha paura di dimostrare i suoi sentimenti: in privato e in pubblico.
Ci teniamo per mano quando andiamo in giro, ci sbaciucchiamo, ci diciamo 'ti amo'... sono cose che fanno gli adolescenti??? si, è vero! ma quanto li invidiamo gli amori degli adolescenti???
l'importante è mantenere quella 'freschezza' e quella 'follia magica', coniugandola con la serietà e l'impegno dell'età matura.
Adesso ho un uomo che cerca di farmi felice, così come io faccio con lui... che si tratti di una cena ben cucinata, di giochi erotici, del corso di tango o della scelta di uno spettacolo a teatro.
Sono fortunata... siamo fortunati... e allora non c'è da stupirsi se dopo 10 settimane abbiamo deciso che l'anno che verrà ci vedrà sotto lo stesso tetto: e non esiste il presto, non esiste il giusto o sbagliato... è quello che è!
E quello che è, è che vogliamo condividere le nostre vite a tempo pieno!!!
Spero che la mia storia sia una speranza per chi in questo momento non vede la luce alla fine del tunnel... c'è sempre una lucina giù in fondo, ma bisogna avere il coraggio di percorrerlo quel tunnel e soprattutto bisogna far crescere l'amore nel proprio cuore, in modo da poterlo donare alla persona giusta quando arriverà.
Mi verrebbe da dire di stare attente a chi non si dimostra più che interessato, a chi fa lo sfuggente, non parliamo poi di chi vi chiama nel mezzo della notte in preda agli ardenti bollori ma poi vi rifiuta ogni 'riconoscimento sociale'... mi verrebbe da consigliare di lasciar perdere situazioni in cui alla base del rapporto c'è un più o meno sottile gioco di forze (e vale sia x le donne che x gli uomini)... ma come ho detto all'inizio, forse se io e M. non avessimo percorso le nostre strade, sbagliando, sbandando, cadendo e rialzandoci, forse non ci saremmo incontrati o forse le nostre vite si sarebbero solo sfiorate e non fuse... quindi ogni storia ha il suo perchè, anche quelle più assurde (e io ne so qualcosa!), l'importante è coglierne gli insegnamenti!!!
Adesso la smetto con questi discorsi 'da zia'!!! ;-)
Aloha, share the Love
C'è un abitante infido e pericoloso che abita nelle nostre anime... un giudice interno che critica costantemente ogni nostro pensiero, ogni parola, ogni azione... genera una continua e progressiva disistima di sè... porta all'autodistruzione!!!
Non importa come lo si chiama, se SuperEgo secondo la tradizione psicoanalitica o Giudice Interiore secondo le tradizioni mistiche... non importa quali strade si percorrono per riconoscerlo e renderlo innocuo: ciò che importa è liberarsi dalle sue catene!!!
Se leggendo queste parole senti il rifiuto, ti sembra che sia una sciocchezza, sappi che è proprio questo il segnale della sua presenza: riconoscere la sua esistenza è il primo passo sul sentiero verso la ricostruzione della tua autostima... so che è il passo più difficile, che ci vuole coraggio e so che lui ti dirà che tu non sei coraggiosa, non sei forte abbastanza: non è così!!!
Ti fidi di me??? continua a leggere...
Conoscere il Giudice Interiore
In molte tradizioni mistiche (Zen, Sufi, Advaita) mettere a tacere questo Giudice Interiore (in psicologia: Superego) coincide con la scomparsa/silenzio del Giudice Interiore.
La funzione principale del giudice, pur essendo quella di garantire la nostra sopravvivenza, è la fissazione costante di limiti e restrizioni all'esperienza, ricreando un'immagine di noi stessi rigida e ripetitiva. Esso fa sì che i limiti siano rispettati attraverso il senso di colpa, la vergogna, l'autopunizione, la mancanza di stima e di valore.
Appena ti svegli è lui: il tuo giudice interiore.
Appare nella forma di un giudizio, una preoccupazione, una spinta o pressione a fare, un biasimarti per qualcosa che hai fatto o pensato, un'incertezza, ecc.
Il giudice interiore è quella presenza che non ti fa sentire in pace con te stesso, con ciò che sei e con la tua esperienza nel presente.
Il giudice interiore è impegnato costantemente a criticare, valutare, giudicare, paragonare e commentare sulla tua esperienza, te e tutto ciò che ti circonda.
La presenza del giudice interiore è profondamente sottovalutata o addirittura negata nel tentativo di non sentire il dolore o l'ansietà che ci provoca (visto che di fatto il giudice è colui che dirige in maniera subconscia la maggior parte ella nostra vita).
In molte tradizioni mistiche (Zen, Sufi, Advaita) l'evento Illuminazione coincide con la scomparsa/silenzio del giudice interiore ed il manifestarsi della conoscenza oggettiva di noi stessi e della realtà.
Il Giudice Interiore è ben conosciuto anche nella tradizione psicanalitica classica col nome di Superego ed è l'introiezione dei genitori, i loro standard, divieti e speranze, codici morali e di comportamento.
La funzione principale del giudice è di garantire la nostra sopravvivenza difendendoci contro il cambiamento e mantenendo lo status quo; fissando costantemente limiti e restrizioni all'esperienza, ricreando un'immagine di noi stessi rigida e ripetitiva.
Esso fa sì che i limiti siano rispettati attraverso il senso di colpa, la vergogna, l'autopunizione, la mancanza di stima e di valore.
Aloha, Share the Love
E' passato un anno... è volato via un anno...
Quante cose sono accadute nel frattempo... quante storie ho raccontato e attraversato... quante vite ho sfiorato e mi hanno sfiorato... quanti abbracci ho sentito attorno a me, caldi, reali e quanti invece mi hanno mostrato tutta la freddezza di questo mondo virtuale... quanti baci ho lasciato e preso, baci d'amicizia, baci da sorelle d'anima, baci d'altro tipo poi diventati reali... quanti incontri virtuali che poi si sono trasformati in realtà, in amici 'veri' o in meteore che hanno lasciato a volte qualche segno buono, altre no.
Liberopensiero compie un anno: un anno di parole lasciate scorrere in libertà, senza censure, senza paure... per non nascondermi più, per esprimere le mie emozioni più profonde.
Non ho raccontato molto della mia vita quotidiana, in compenso ho condiviso con voi le maree del mio cuore... le mareggiate, le tempeste e le bufere... fino all'approdo in questo porto calmo dove finalmente mi sento a casa.
Ultimamente ho avuto poco tempo da dedicare al blog: stanno avvenendo tanti cambiamenti nella mia vita e non solo sentimentalmente... forse è arrivato il momento di crescere, di crescere davvero, e di realizzare tutti quei sogni che sono sempre stati lì: bisogna passare all'azione, ma non è facile e mi rendo conto che a rallentarmi è solo la paura di non essere in grado di metterli in pratica... come sempre ci vuole coraggio, e anche se tentenno un pò, so che presto mi lancerò come al solito: senza paracadute!!!
Negli ultimi anni ho fatto un lungo e delicato lavoro su me stessa e ne esco fortificata, con una maturità e una consapevolezza che sapevo di poter raggiungere, ma che ogni giorno mi stupisce comunque.
Non sono certo arrivata, anzi mi sento come se fossi appena partita: ma partita sulla strada giusta, finalmente!!!
E vorrei portare con me, trascinare a volte, persone a me care, che vedo in difficoltà anche se so che dovranno affrontare da sole quello che ho affrontato io: mi sento impotente davanti alle lacrime di un'amica, la vedo perdersi e perdere ogni riferimento, come era successo a me... e vorrei darle un pò della mia forza, della mia testardaggine, della mia volontà di smettere di star male: ma non facendo finta di niente, bensì chiedendo aiuto a chi professionalmente lo può dare, affrontando la parte più oscura e imparando a conviverci. Perchè forse è questo il risultato più grande che ho ottenuto: rendermi conto di non essere perfetta e di non aver bisogno di esserlo, di non essere nè migliore nè peggiore degli altri... sono solo io, e va benissimo!!!
In questo anno mi sono chiesta e mi è stato chiesto spesso il perchè del blog: perchè scrivere un 'diario' pubblico.
Scrivere è sempre stata la mia forma di comunicazione più diretta e più naturale, scrivere pubblicamente mi è servito come 'terapia' per non nascondere più una parte di me al mondo...per rendermi vulnerabile, io che invece ho sempre indossato mille armature per non far vedere le mie debolezze.
Ho 'mostrato il fianco' e di sicuro sono stata ferita, ma sono state ferite che invece di abbattermi mi hanno fortificata!!!
Non posso negare di aver usato il blog come mezzo di comunicazione 'personale' con una certa persona... un legame virtuale per tenere in piedi un rapporto reale: non c'è da stupirsi se è finita come è finita!!!
Poi non nego il mio desiderio di poter fare della mia scrittura un mestiere, o un 'collaterale'... quindi se qualcuno che legge trova interessante ciò che dico e come lo dico...si faccia avanti!!!
E, anche se non era nelle intenzioni originarie, il blog mi ha anche permesso di incontrare tante persone... forse troppe in un certo momento, ma evidentemente era necessario per capire certe cose...non rimpiango nulla... non rinnego nulla, nemmeno certi incontri che mi hanno fatto dubitare della mia sanità mentale, ma che in fondo avevano anch'essi uno scopo per preciso: quello di fermarmi!!!
E poi, at least but not the last (adesso lo posso svelare!) è stato il blog a farmi trovare l'amore!!!
Quindi devo ringraziare Liberopensiero e Splinder non solo dei meravigliosi amici che mi ha portato... ma anche del mio amore!!!
Liberopensiero è stato il mio diario emozionale in questo primo anno, una finestra sulla mia anima, come diceva qualcuno... ma forse adesso la narrazione prenderà una piega diversa: la mia vita non è più accartocciata su se stessa, il mio sguardo non è più solo rivolto all'interno per scrutare le pieghe della mia anima (passaggio che però consiglio a tutti!!!)....
In questo momento gli eventi mi portano a rivolgermi alle altre donne, anche se in realtà l'ho sempre fatto, ma non in maniera così diretta e definita: forse ho trovato il mio ruolo 'sociale' e Liberopensiero sarà uno dei mezzi con cui esplicarlo.
Continuerò a scrivere col cuore, ma con scopi diversi... forse è anche a questo che mi ha preparato questo anno.
E' uno di quei sogni di cui parlavo prima... e farò del mio meglio perchè si realizzi.
Grazie a tutti gli amici che mi accompagnano dall'inizio, grazie a chi è passato e non si è fermato, grazie a chi se ne è andato, grazie a chi è appena arrivato e a chi arriverà, grazie a chi lascia traccia del passaggio e a chi rimane silente: Liberopensiero è casa mia quanto vostra.
Aloha, Share the Love
Tea Saponi
L’amore oltre il rapporto di dipendenza...
Se si sta insieme perché non si riesce a stare soli, si va poco lontano. Meglio fare vuoto dentro di sé con l’esperienza della solitudine (senza masochismi).
Se riflettiamo sulle relazioni di coppia, di solito il concetto di distanza viene inteso come la misura ottimale che i due partner dovrebbero mantenere per sviluppare una relazione sana. In questa visione "geografica", il problema è quello di individuare una estensione alla quale i due partner ritengono di poter sperimentare la relazione come il luogo dove sviluppare pienamente le proprie potenzialitá. A questo livello i problemi sono quelli di trovare l'equlibrio nella distribuzione degli spazi comuni, l'equilibrio tra i momenti di coppia e i momenti individuali. Tuttavia, a mio parere la riflessione dovrebbe porsi ad un livello piú profondo. In altre parole, la domanda fondamentale dovrebbe essere: quale distanza posso permettermi tra il mio Ego e il progetto di coppia? Ovvero, qual'é oggi la misura che posso concedermi tra i miei bisogni irrinunciabili e la reciprocitá che posso impegnare nella mia relazione? Se osservata da questo nuovo punto di vista, la questione fondamentale non é piú il negoziato con il partner (spesso continuo ed estenuante), ma una valutazione tutta interiore al singolo individuo. É infatti dentro quest'ultimo che si combattono le battaglie tra il proprio orgoglio e il desiderio di autentica condivisione, tra il bisogno di "prendere" affetto e il desiderio di donarsi profondamente.
Se tuttavia vogliamo valutare approfonditamente il problema della gestione degli spazi, dobbiamo fare un passo indietro e partire dal problema della solitudine. L'essere umano, ci dice il famoso psicoterapeuta Erich Fromm, é fondamentalmente solo. A differenza degli animali che godono ancora di una profonda sintonia con la Natura, l'essere umano se ne é progressivamente allontanato. Mentre negli animali gli istinti continuano ad essere una sorta di "binario-guida" che li orienta e li sostiene nei passaggi fondamentali, per gli esseri umani tale guida non è piú presente. In altre parole, gli istinti non sono piú sufficienti a fornire le risposte adeguate alla vita degli Uomini. Negli istinti infatti sono contenute le modalitá per accoppiarsi e riprodursi, ma non per sviluppare un progetto di coppia sano e gratificante. La natura non é piú in grado di dare all'Uomo ció che l'Uomo oggi richiede per la propria esistenza.<br><br> L'essere umano - dice Fromm - è quindi passato da "essere naturale" ad "essere culturale", tentando di trovare nell'insieme di credenze, costumi, valori che compongono la cultura di un popolo, una risposta alle sue domande fondamentali. Ma la storia ci dice che la cultura ha fallito in questo compito. I costumi e le abitudini forniscono risposte parziali, spesso ancorate al momento storico e che non riescono a tenere il passo con il succedersi delle generazioni. Accade quindi che ogni generazione tenda a rifiutare il modello di coppia ricevuto in ereditá dai propri genitori e tenti di elaborare modelli piú soddisfacenti. Ció avviene secondo me perché talvolta manca una riflessione profonda sul problema della solitudine. L'Essere umano, incapace di trovare nei propri istinti una risposta soddisfacente ai propri bisogni esistenziali, ha sviluppato alcuni tentativi di risposta culturali. Il senso di separazione dalla Natura ha prodotto un'angoscia collettiva e un senso di vuoto profondo che viene raccontato da molti miti, religioni e tradizioni ancestrali. La Bibbia, nel libro della Genesi simbolicamente racconta la separazione dell'Essere umano dalla Natura. Adamo ed Eva, nella loro presunzione di '”conoscenza” si cibano del frutto proibito nel Paradiso terrestre. Essi quindi perdono la loro purezza e vedendosi nudi, ne provano vergogna. É questo il passaggio che segna la differenzazione dell'Uomo dall'animale. Dio per impedire il ritorno verso l'Eden pone a protezione delle sue porte un Angelo dalla spada fiammeggiante. L'uomo é quindi condannato da Dio a vivere l'angoscia della perdita della fusione con l'universo e il vuoto eistenziale della propria solitudine.
Molti sono i modi con cui la cultura ha tentato di riproporre questa “fusione originaria” nel tentativo di offrire risposte adeguate a questo senso di vuoto, ma tutti sono indirizzati nel tentativo di impedire all'uomo di vivere e sentire il proprio vuoto. Si tratta quindi di modalitá che promuovono una sorta di "narcosi emotiva": l'uso sfrenato del sesso, il consumismo cieco, l'integralismo religioso, l'uso abnorme (denunciato in questi anni dall'OMS) di psicofarmaci, la fede dogmatica nella tecnologia e nell'iperrazionalismo intellettuale, l'uso di droghe. Sono solo alcune delle risposte oggigiorno più diffuse: modi perversi per ricreare una fusione, per "non sentire" il proprio vuoto. In questa prospettiva anche la coppia ha storicamente avuto la funzione di contenere e tamponare l'angoscia della solitudine. Il mito platonico delle anime gemelle e il mito dell'amore romantico hanno riproposto la fusione tra i partner come risposta all'angoscia esistenziale. All'interno del rapporto a due l'angoscia svanisce, ma in questo modo si finisce per perdere il desiderio del 'dono di sè' con il rischio di strumentalizzare l'altro e di finalizzarlo ai propri bisogni. Il partner - in questo scenario - non é un soggetto protagonista, ma un oggetto rassicurante, un po’ come la coperta di Linus.
L'unica risposta autentica all'angoscia della solitudine passa innanzitutto dalla necessitá di riconoscere il proprio vuoto e la propria angoscia. Si tratta solo del primo non semplice passo. La nostra cultura infatti, affannata a trovare dei tamponi anestetici, tende a negare l'esistenza di un vuoto esistenziale: questa tendenza alla negazione e alla rimozione viene di conseguenza rafforzata nei singoli individui che non facilmente possono accettare di ascoltarsi profondamente e riconoscere un tale profondo disagio. É necessario fermarsi e cominciare a fare silenzio, non solo intorno a sé, ma soprattutto dentro di sé. É necessario fermare il turbinio mentale dei pensieri e cercare il silenzio, rimanere in ascolto interiore. Dopo aver incontrato e riconosciuto la propria angoscia, allora é necessario viverla, attraversare il vuoto, farsi maturare entrando con decisione consapevole nel proprio dolore. É questo un tema estremamente difficile e complesso, facile ad equivoci per una cultura, come la nostra, che ha la fobia del dolore. Farsi maturare dal dolore non significa incedere, sprofondare in una infinita sofferenza masochista: ma al contrario significa scegliere di essere protagonisti, decidere di non fuggire nella narcosi emotiva, significa farsi purificare da un passaggio di crescita evolutiva importante e necessario. Solo questo coraggioso passaggio di maturazione rende autenticamente forti, rende immuni dalle seduzioni dei tamponi culturali, rende solidi. Chi ha attraversato il deserto della propria solitudine, sa incontrare il partner ad un livello superiore. L'Altro a questo punto non é piú necessario per tamponare il proprio vuoto, ma é un altro adulto 'pieno' che può incontrare un altro 'pieno'. L'incontro quindi é quello di persone adulte che hanno perduto la tentazione di strumentalizzare il partner per riempire la propria angoscia: hanno lasciato la propria 'coperta' rassicurante e hanno raggiunto un livello di maturazione importante.
La questione della distanza, diventa quindi la questione di quale sia il modello di relazione che viene adottato da una coppia. Se i partner si pongono il problema della distanza sotto un'ottica 'geografica', rischiano di impantanarsi nel proprio egocentrismo. E ancora, se i partner non sono consapevoli del proprio vuoto e inseguono ancora il modello della fusione romantica, che da due metá ha l'ambizione di formare un unico, rischiano di infrangersi contro il muro della delusione, delle pretese reciproche, dei sottoprogetti impliciti. La sola distanza disponibile in questo modello é quello della prigione simbiotica, dove al bisogno di essere riempiti vengono necessariamente sacrificati gli spazi di crescita. Se - al contrario - il modello é quello dell'amore maturo, allora gli spazi sono quelli della Libertá autentica. Quest'ultima nasce proprio dal fatto che ogni partner ha 'vissuto profondamente' ed elaborato la propria solitudine, l'ha attraversata e ne é uscito maturato e trasformato. A questo punto, la relazione puó finalmente essere fondata sul dono reciproco, sulla capacitá di donarsi e di riprendersi, sul desiderio piuttosto che sul bisogno.
(Dirty Dancing di E. Ardolino)
Sono l'unica a sentire tra queste parole profumo di filosofia di vita???
Sono l'unica a pensare che nella vita a volte si fanno i passi giusti, ma non si sente la musica???
Credo di aver fatto spesso i passi giusti, ma non sentivo la musica, non seguivo la musica del mio cuore... e invece a volte credo di aver seguito la musica del mio cuore, ma i passi non volevano saperne di essere quelli giusti o, per lo meno, non erano sincronizzati con quelli del mio partner.
E quanto dolore deriva da questa mancanza di sincronicità... pensi che sei tu ad essere sbagliata, che sei tu a essere incapace di sentire la sua stessa musica, magari perchè parti sull'uno invece che sul due... e ti sforzi, ascolti giorno e notte la sua musica per poter sentire quel benedetto attacco sul due, ma non ce la fai: a te viene naturale partire sull'uno, e anche se ti sforzi e ti concentri e prendi l'attacco e per qualche battuta trovi la sincronia, basta che perdi la concentrazione, che smetti di contare, ed ecco che la tua natura ti riporta sull'uno e la sua smorfia di disappunto è peggio di una coltellata al petto.
Oppure vedi i suoi di sforzi di trovare la sincronicità con te: vedi i suoi tentativi, i suoi buoni propositi a parole che non trovano mai traduzione nei fatti o, se la trovano, arrivano in ritardo e tu non puoi farci niente... non puoi rimanere ferma, tu devi andare e non è colpa tua se viaggiate su binari paralleli che non si incontraranno mai.
E a volte senti solo la musica, la tua musica... e credi di aver trovato qualcuno con cui poter ballare, i primi passi sembrano giusti, ma poi... poi è il disastro totale: è come se tu avessi in testa Chopin e lui Marilyn Manson.
Altre volte credi di aver trovato il compagno della tua vita: senti la musica che vibra in ogni tua cellula e che da te si irradia verso di lui e viceversa, il tuo cuore è tuttuno col suo, i vostri occhi danzano su note silenziose... i passi coincidono (oh, eccome se coincidono!!!)... ma è solo un ballo, un giro di valzer... un attimo d'eternità, un battito di ciglia e tutto è finito: i corpi si staccano, gli occhi si sganciano...
Forse se si è fortunati rimangono affetto e simpatia...
Ma se si è molto fortunati, può capitare che quel giro di valzer ti lasci proprio davanti ad un cavaliere nuovo, che non avresti notato se la danza precedente non ti avesse lasciata lì, ancora tremante d'emozione, ancora vibrante di un'intensa energia: e sono nuovi occhi, nuove braccia pronte a cingerti, a sorreggerti, a proteggerti... e senti i cuori che si riconoscono e iniziano a parlarsi, e i passi... i passi sono quelli giusti, come mai prima lo sono stati: sono esattamente l'anticipazione dei tuoi desideri, la trasposizione dei tuoi pensieri, la realizzazzione dei tuoi sogni... Per la prima volta scopri cosa significa essere davvero in sincronia con qualcuno, fare gli stessi passi... per la prima volta non sei tu che anticipi, che guidi: tutto avviene naturalmente, senza forzature... in un equilibrio così perfetto da crearti qualche perplessità.
E se ti volti a cercare il tuo precedente partner è per ringraziarlo di averti lasciata lì... e per augurargli di trovare la sua musica, i suoi passi giusti, e qualcuno con cui condividerli.
Credo che ci siano infiniti passi dentro di noi, a volte crediamo di voler ballare il valzer e rifiutiamo qualsiasi altro ballo ci venga proposto, e invece poi scopriamo che dentro di noi suona la musica del fox trot... questo è quello che è successo a me.
Quindi se anche a voi capita di inciampare troppo spesso, di trovarvi troppo spesso fuori tempo, pensateci: forse state ballando una danza che non è la vostra... o è il partner a ballare una danza che non è la sua... ma soprattutto, anche se i passi sono giusti, è la musica che conta: se non sentite la musica, se non sentite il battito del vostro cuore... fermatevi. E trovatelo.
Aloha, Share the Love
Non importa niente quando balli...li sei solo tu e la musica
Questa frase è tratta da One Last Dance, film del 2006 di e con Lisa Niemi, moglie di Patrick Swayze per quasi 40 anni: si conobbero nelle sale di danza dove insegnava la madre di Patrick, quando lui aveva 15 anni, e 4 anni dopo si sposarono per vivere insieme la loro avventura come ballerini, prima a Broadway (Patrick ha interpretato il ruolo di Danny Zuco in Grease) e poi a Hollywood (Lisa è Penny la spilungona bionda di Dirty Dancing).
One Last Dance è stata l’ultima volta che ho potuto ammirare il grande talento di Patrick come danzatore, anzi forse è il film in cui maggiormente questa sua grande dote è messa in evidenza.
Patrick, un duro romantico, come lo hanno ribattezzato…
Patrick che è rimasto fedele per tutta la vita ai suoi grandi amori: Lisa, la danza, le sigarette e l’alcol. Peccato che questi ultimi due gli abbiano regalato il cancro al pancreas che lo ha ucciso.
Ho sofferto nel seguire la sua battaglia contro il cancro, senza però vederlo abbandonare le sigarette… mi sono chiesta il perché, il senso… ma nonostante le sue scelte personali di vita, lui era e sarà sempre nella storia del cinema con due ruoli indimenticabili.
Per me Patrick era e sarà per sempre Sam, quello che rispondeva “Idem” ai “Ti amo” di Molly e che rimane a proteggerla anche dopo la morte… Ghost è di certo uno dei film che mi hanno fatto più piangere e ridere insieme!
Ma soprattutto per me Patrick sarà per sempre Johnny, il duro dal cuore tenero che si innamora di Baby, la ragazza semplice e poco appariscente, forse anche un po’ bruttina, e la fa sbocciare col suo amore e la sensualità della danza…
Dirty Dancing è uno dei miei film preferiti, uno di quelli rivisti mille volte e di cui conosco le battute a memoria, il film che più di ogni altro mi ha spinta verso il ballo… mi ha spinta ad essere orgogliosa della mia ‘diversità’: mi sono rispecchiata nella ‘secchiona’ col cuore bollente più che in ogni altro personaggio cinematografico…
Ma il mio primo ricordo di Patrick è in TV con la divisa azzurra da sudista nella serie Nord e Sud… e fu amore a prima vista!!!
Il resto della sua carriera cinematografica l’ho seguito poco… lo ricordo vagamente con i capelli lunghi e ossigenati in Point Break, ma nonostante le tre candidature ai Gloden Globe, è stato sempre sottovalutato come attore… forse ha fatto scelte sfortunate… o forse ha fatto solo due scelte fortunate.
Due scelte che però lo hanno portato dritto nel cuore di milioni di donne… donne che da un ventennio sentono il sangue fremere nelle vene quando vedono i suoi bicipiti tirati sotto la camicia nera , che implorano la camera di scendere a inquadrare il bacino mentre lui ancheggia sulle note di ‘The time of my life’ (si, tutte le volte spero che la camera allarghi la vista… del resto sono la stessa che tutte le volte spera che Romeo si accorga per tempo che Giulietta non è davvero morta!!!)… donne che si specchiano nelle lacrime rotonde di Molly e vorrebbero darsi alla ceramica solo per giustificare la presenza di un tornio a pedale in casa…
Alcune delle sue battute sono diventate dei clichè nei rapporti di coppia: ‘questo è il mio spazio, questo è il tuo… io non invado il tuo, tu non invadi il mio’… ‘ti amo… idem’…
Patrick è stato il modello del moderno Principe Azzurro: quello che ti aiuta ad uscire dall‘ombra e a risplendere in tutto il tuo splendore di donna, che è duro e romantico allo stesso tempo, che si fa licenziare per ‘salvare il tuo onore’, che ti incita a realizzare i tuoi sogni, quello che rimane al tuo fianco anche dopo la morte… chissà perché poi ci siamo accontentate di molto meno (e non è dell’aspetto fisico che parlo)…
Per tutto questo… per la danza… per i sorrisi… per le lacrime… per i ricordi… per i sogni… per ogni piccola emozione che i tuoi film mi hanno regalato e ancora mi regaleranno…
GRAZIE PATRICK, ALOHA
Il carrozzone arriva, sta per travolgermi... e non ho nessuna voglia di farmi travolgere...
Perchè non si concentrano sul matrimonio di mia sorella??? Perchè ogni commento deve finire con un '...vedrai che presto succederà anche a te..'
Perchè non vogliono capire che IL MATRIMONIO NON MI INTERESSA???
NON CREDO A NESSUNA AUTORITA' RELIGIOSA
NON CREDO A NESSUNA AUTORITA' CIVILE
PERCHE' QUINDI SPOSARMI???
Io credo nell'unione di due vite, nella condivisione di due vite... non ho bisogno che qualcuno, a cui non riconosco nessuna autorità, mi dica cosa dovrei o non dovrei fare!!!
Trovo esilarante (della serie ridere per non piangere) che un prete, votato al celibato, faccia una predica sul significato del matrimonio: perchè non mandiamo un imbianchino in sala operatoria a fare un trapianto di cuore???
Io credo nella promessa d'amore che ci si scambia... ma non credo nel 'per sempre'... e non per poco romanticismo: il mio è realismo, pragmatismo... chiamatelo come volete.
L'amore non è eterno a priori... va accudito e alimentato... forse così è possibile che sia 'per sempre'... ma soprattutto non esiste nessuna garanzia che un pezzo di carta, una registrazione 'ufficiale' civile e/o religiosa, metta al sicuro e garantisca il tanto famigerato 'per sempre'.
C'è chi ha bisogno di vedere questa sorta di 'guinzaglio' al collo del proprio partner per sentirsi 'al sicuro'... ed è un bisogno psicologico ormai tanto radicato nella nostra mentalità sociale, quanto anacronistico, visto i numeri dei divorzi!!!
Io credo nella libera scelta dello stare insieme: ogni giorno scelgo di stare con quella persona, scelgo di vivere con quella persona, scelgo di mantenere l'impegno con quella persona... perchè lo desidero, perchè mi fa stare bene, perchè è quella la vita che voglio vivere... e non certo perchè è comodo, perchè ho paura della solitudine, perchè così divido le spese!!!
E questo vale aldilà del matrimonio... aldilà delle convivenze: vedo intorno a me troppi rapporti basati sul nulla, sulla sofferenza, sui dubbi, sulle paure...
Ho vissuto anch'io relazioni 'malate' ma ho sempre avuto un limite: nel momento in cui avessi perso il rispetto per la persona che avevo accanto, parlandone in un determinato modo, ecco quello sarebbe stato il momento in cui mi sarei accorta di non amare più quella persona e se non c'è amore, niente ha senso... ed è stato così: adesso, non è che io creda di essere chissà quale wonder woman, quindi credo che basti davvero una dose minima di sale in zucca!!!
Invece mi tocca sentire discorsi in cui il rispetto per le persone non è solo perso: qui siamo ben oltre e non so nemmeno io definirne i confini... e mi verrebbe voglia di chiedere 'ma perchè ti ostini su una persona che non rispetti, che ti fa schifo (è sempre il mio solito problema con le parole: dire che una persona ti fa schifo non è robetta da nulla!!!), che dici di non amare??? E soprattutto, se potessi scegliere, è questa la relazione che sceglieresti?'
Solo che ho deciso di starmene un pò in disparte: sto pensando a me, alla mia vita... dopo alcuni episodi poco piacevoli, ho deciso di esprimere la mia opinione solo se richiesta. Non è piacevole preoccuparsi per gli amici, fare telefonate nel pieno della notte, dimostrarsi sempre disponibili, e poi sentirsi dire certe cose... e accorgersi che l'amicizia a volte è proprio come l'amore: a senso unico!!!
La verità fa male, si sa... il sale sulle ferite brucia... non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire e non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere... potrei andare avanti a luoghi comuni per ore, ma credo che il significato sia chiaro, a qualcuno più che ad altri.
Non credo di essere migliore di altri... un pò più attenta, un pò più consapevole, forse... se ho già pestato la merda, magari ti faccio un favore a dirti di non metterci sopra il piede: poi tu sei libero di ringraziarmi per l'avvertimento, ma decidere di metterci sopra il piede lo stesso per saggiarne la consistenza... in quel caso io sarò sempre lì a sostenerti mentre stai in equilibrio su un piede solo, mentre ti pulisci l'altro... ma se mi accusi di fare la superiore, rinfacciandomi che sono io l'idiota ad aver messo il piede sulla merda, allora sai cosa ti dico???
Non credo di aver bisogno di specificare...
Scusate per le divagazioni...
Aloha, Share the Love